Recensioni (personalissime) della libraia

QUESTE MONTAGNE BRUCIANO, David Joy, ed. Jimenez, € 19,00

Il cielo del North Carolina è nascosto dal fumo degli incendi che stanno devastandone i boschi; il paesaggio è sommerso da una fitta cenere che ricopre ogni cosa. Come il fumo soffoca le case la vita sembra soffocare i personaggi di questo noir. È la conseguenza del disfacimento di una cultura, è la perdita di radici, l’essersi dimenticati, nel nome dei soldi e delle comodità, di chi e di cosa si è stati.

” Il lavoro arrivò grazie alle allettanti promesse di forestieri che guidavano belle macchine e indossavano vestiti eleganti, e sparì di nuovo ripiegato nei loro portafogli in pelle di struzzo quando tutto ciò che poteva essere preso era stato preso. I lavoratori li rincorsero agitando le braccia tra la polvere e i gas di scarico, impolverati e sfiniti, affannati, sconfitti, distrutti, e quando alla fine si accasciarono e si fermarono, si guardarono attorno e si resero conto che si trovavano in un posto che non conoscevano più, che si erano persi come cani che inseguono le proprie code.”

Soldi e comodità si pagano, e si pagano con interessi che a volte sono altissimi. L’ha capito, o forse lo sa da sempre, Denny, tossicodipendente che vede sé stesso con estrema chiarezza, che ha fatto e continua a fare scelte sbagliate, ma che non si può fare a meno di sentire vicino proprio perché l’analisi lucida che fa di sé suscita un sentimento molto vicino alla tenerezza.

“Quando un uomo arriva alla fine di qualcosa, un conto è guardarsi le mani e vedere che la propria vita è andata in pezzi, ma un altro conto è guardarsi indietro e vedere che tutto è andato distrutto a causa sua. Le vite possono andare in una sola direzione e quello che rimane indietro è una cosa potente e permanente. Per tanto tempo lui si era rifiutato di voltare la testa. Adesso non poteva sopportare il pensiero di andare avanti”.

È un ambiente di tossicodipendenti, e nonostante questo la droga non è probabilmente il problema principale di questo pezzo d’America che è tutta quell’America lontana dalle grandi città e dalle grandi ricchezze. La droga ne è l’effetto, è quello che resta quando per far contenti i turisti gli indiani danzano ad occhi chiusi con un copricapo di piume, nonostante la loro tribù non abbia mai indossato copricapi di piume. Secondo Ray – uomo della “vecchia guardia”, che ricorda tempi diversi e che ormai sembra disilluso davanti allo spettacolo di questa realtà dalla quale sono caduti tutti i veli – la colpa è anche degli abitanti che hanno permesso ad altri di venire a stabilire nuove regole dove funzionavano benissimo quelle morali insite nell’animo degli esseri umani: quando quello che bisognava fare lo si faceva come andava fatto e non come oggi “altri” dicono che vada fatto.

C’è una speranza? Alla fine della lettura non ne siamo ancora sicuri. Forse, ma appesa ad un filo quasi invisibile.

ASSASSINIO NEL VENTO, John D. MacDonald, ed. Mattioli 1885, € 15,00

MacDonald costruisce questo giallo in maniera magistrale. Ci presenta, poco alla volta, un gruppo di personaggi provenienti da vite e storie personali diverse e che si trovano riuniti per puro caso nel tentativo di sfuggire ad un uragano. Nei vari capitoli poco alla volta escono le personalità degli uni e degli altri in maniera così coinvolgente che il lettore ad un certo punto dimentica anche il titolo del romanzo. Sappiamo che ci stiamo avvicinando a qualcosa, come l’uragano Hilda si avvicina alla costa e a questo gruppo di persone, ma diventa importante il “qui adesso” più ancora che quello che potrebbe succedere. L’evoluzione dei protagonisti, insieme alla loro storia precedente, è quello che tiene incollati alla pagina, il capire chi sia quello forte e chi quello debole diventa in nostro giallo personale.

“Lei non era stupida. Era abituata a ricevere rifiuti. Era abbastanza consapevole che il mondo fosse pieno di uomini pronti a fingere amore solo per poter sposare tutti i suoi soldi. E sapeva che Bunny faceva parte di loro. Ne era certa. Ma aveva già imparato a conoscerlo abbastanza da non riuscire a biasimarlo troppo.[…]Sapeva che si stava prendendo in giro da sola, eppure aveva deciso di andare avanti, di aspettare e sposarlo, sapendo che stava semplicemente comprandosi con i soldi qualcosa di importante per lei.”

LORNA MOTT TORNA A CASA, Diane Johnson, ed. Blu Atlantide (Atlantide), € 18,50

“Ne aveva già avuto sentore durante l’intervento in chiesa, ma adesso ne aveva la certezza: era tutto finito; era finita lei, erano finite le conferenze, o era finita la sua capacità di rendere avvincente quel genere di performance tipica di un altro tempo e che non aveva più alcuna presa nel ventunesimo secolo. Quella nuova consapevolezza la sconvolse e la svuotò, ma ne accettò l’ineluttabilità. Avrebbe dovuto adattarsi, tenere duro, però non sapeva come muoversi, e in quale direzione, in un Paese che non riusciva più a capire.”

Lorna Mott è una studiosa d’arte, è americana, è sulla sessantina, ha appena deciso di lasciare il secondo marito, dopo vent’anni condivisi in un paesino francese, ed è sicuramente emozionata per il fatto di tornare nel suo Paese d’origine, a “casa” in California, dove potersi occupare dei tre figli ormai adulti e avuti dal primo matrimonio.

Lo sconcerto arriva quando scopre che l’America del terzo millennio non è esattamente quella che aveva lasciato, quando legge che la città in cui vive ha un tasso di sicurezza del 2%, quando vede il rischio di finire in un loop nel quale le preoccupazioni per le vite e le finanze dei figli potrebbero risucchiarle tutte le energie; soprattutto quando comincia a sospettare di essere vecchia per il proprio lavoro, o almeno per come lo intendono gli americani, molto preparati sul mercato dell’arte, ma poco interessati alla stessa, se non in funzione puramente economica.

Lungo una serie di vicissitudini e di pensieri (quelli di Lorna, ma anche di tutti gli appartenenti alla sua famiglia allargata), Johnson presenta un “film” piuttosto sconfortante sull’America versione ventunesimo secolo: un Paese nel quale uomini e donne hanno mantenuto pensieri, pretese e aspettative nei confronti dell’altro sesso identiche a quelle del secolo precedente, ma soprattutto un Paese che ancora oggi, e forse più di prima, sembra soffrire di un grave senso di inferiorità culturale nei confronti dell’Europa, dal punto di vista umanistico, sociale e – udite udite – anche scientifico.

In effetti Diane Johnson (per due volte finalista al Pulitzer) fa un bell’omaggio al Vecchio Continente, e io ho il sospetto che noi apprezzeremo questo libro più di quanto non faranno gli americani.

Questo romanzo finisce tra i libri che consiglio a chi, dopo letture impegnative dal punto di vista di soggetto e/o struttura ha necessità di un’ottima pausa che non sia semplicemente uno svago, ma qualcosa che riesca – attraverso un tono leggero – a generare alcune considerazioni serie, grazie ai continui paragoni tra America e Europa, alla la visione che le donne hanno di sé stesse, al divario tra aspettative e realtà contro cui vanno brutalmente a sbattere le generazioni dei cinquantenni e dei sessantenni.

IL NOSTRO SIG. WRENN. Le avventure romantiche di un gentiluomo americano. S. Lewis, Antonio Mandese ed. € 20,00

Mr Wrenn, scapolo trentaquattrenne addetto alle vendite della Souvenir Company, sembrerebbe l’uomo anonimo per eccellenza.

Ma è un sognatore, un uomo che insegue da tutta la vita Paesi conosciuti sui libri, che sogna la cultura – quella europea – e lo fa con tanta forza che non appena ritiene di averne la possibilità abbandona tutte le certezze della sua anonimissima vita per imbarcarsi su una nave porta bestiame diretta in Inghilterra e iniziare il “suo” viaggio, come London, come gli esploratori dei suoi libri. Sulla nave poi succederà qualcosa: tra i mandriani, compagni di viaggi rozzi e un po’ violenti, Wrenn scoprirà di potersi trasformare in Bill Wrenn, praticamente un supereroe…per ricadere nelle sue timidezze appena mette piede in Inghilterra. Perché resta comunque un uomo ingenuo, timoroso quasi di tutto e soprattutto curioso. Wrenn è l’uomo che ripete costantemente “Ohhh!” ad ogni novità che entri nella sua vita; è l’uomo che si lascia invadere dalla meraviglia, è un Ulysses Macauley in versione adulta. Ed è un uomo che soffre terribilmente la propria solitudine, della quale aveva sentore in America, ma che diventa una certezza in Inghilterra, questa terra che non sembra volerlo accogliere con il suo stesso entusiasmo.

Tornò al giardino zoologico e fece amicizia con una tigre che, sebbene provenisse probabilmente da una colonia inglese, era la cosa più amichevole che avesse visto per una settimana. Sbadigliò, ma gli permise di parlare a lungo con lei.

È una scrittura delicata e ironica, nella quale sentiamo profondamente gli stati d’animo del protagonista, ma con la quale riusciamo a sorridere.

Io non scrivo, né mai lo farò, ma ci sono alcuni passaggi, anche frasi brevissime, che vorrei tanto aver saputo esprimere con la stessa grazia.

“In quelle immagini aveva scoperto la terra di tutti i suoi sogni abbandonati”.


In effetti la scrittura è ciò che più ho amato: quel raccontare un po’ d’antan che potrebbe apparire fuori tempo, ma che personalmente apprezzo moltissimo perché ritrovo il piacere di un linguaggio ricco, frizzante, che non ha bisogno di crudezze né di livellarsi a quello della vita quotidiana per comunicare un pensiero e per essere goduto in modo tale che la lettura sia proprio un momento di piacere. E dal punto di vista del contenuto anche i riferimenti al socialismo, a Heckel, a Nietzsche, alla società, alle Persone Interessanti, sparsi qua e là (apparentemente a caso e apparentemente leggeri) ci offrono il punto di vista dell’autore, senza mai essere “invasivi”.

STORIE DI VITE DIVERSE, BETTE HOWLAND, SEM, € 19,00

Bette Howland ci dà emozioni. O meglio, condivide con noi le emozioni che prova (con gusto e disgusto) nell’osservare le vite di chi le è intorno. Esistenze non necessariamente drammatiche, sicuramente complicate, spesso naïves. Racconta situazioni paradossali con un disincanto che si accompagna all’ironia (o viceversa), e con quella scrittura propria degli autori ebreo americani che, ognuno con uno stile personalissimo, mettono a fuoco l’America con una sensibilità diversa da tutti gli altri.

Nota personale: ritrovo qui Chicago e la sua gente dopo aver riletto da poco Saul Bellow, e mi perdo nei parallelismi e nelle differenze tra le descrizioni. (piaceri privati della lettura).

“Ora che ci penso, era una visione campestre, case come queste le vedi dai binari della ferrovia. Ce n’è minimo una alla periferia di ogni piccola città. Il recinto si incurva, il cancello oscilla sui cardini, i gradini andrebbero ripitturati, anche l’erba è arrugginita. Fusti, barili, passeggini per bambini […]. Vedi tavole di legno, mattoni, blocchi di cemento, fossati, mucchi di sabbia dappertutto, testimonianze di un progetto fai da te che il Signore nella sua infinita saggezza ha pensato bene di lasciare incompiuto.”

CANE DA PETROLIO, RICK BASS, MATTIOLI 1885, € 16,00

“Questi racconti sono strani”: così probabilmente qualcuno penserà nel leggerli.

E’ vero, lo sono, perché siamo sempre meno abituati a certi stili, a certe scritture, e, perché non dirlo, anche a certi soggetti.

Rick Bass non ci sta raccontando un mondo facilmente riconoscibile; eppure i luoghi li possiamo facilmente immaginare, e anche i personaggi non sono mai del tutto estranei alle nostre esperienze di lettura. MA quello che ci colpisce, ragionandoci, è l’utilizzo che l’autore fa degli uni e degli altri, è come li mischia fino a farli diventare qualcosa di mistico. Troviamo paesaggi che paiono irreali abitati da personaggi con vite e pulsioni plausibili, e luoghi reali con protagonisti al limite del fiabesco.

I ragazzi che giocano vicino al fiume avvelenato, il “cane da petrolio”, gli amanti che scelgono di vivere in una bolla naturale distante da tutto, tutti compiono azioni comprensibili, e tuttavia la narrazione ha un’aria quasi magica. È come se i personaggi, mentre vivono, cercassero di superare la dimensione che è stata loro data e questo li portasse a vivere una serie di epifanie.

E le descrizioni sono molto “pittoriche”, non saprei come dirlo altrimenti: “le colline d’argilla trasformate in strati di rosso assassino” dalla pioggia, le vediamo e ne sentiamo la consistenza; sentiamo l’odore dei bar dove di notte si radunano uomini arrabbiati e pronti a menare le mani o a scommettere su chi lo fa; sentiamo il tepore del sole e ne vediamo la luce sfocata su un vetro sporco.

Non sono storie che possono passare per favole, no, però questa scrittura, con tutte le differenze del caso mi ha ricordato Robert Nathan. Nathan certamente più delicato, ma è la capacità di far entrare il lettore in una atmosfera irreale che lo ha richiamato alla mente.

Nota personale (ma anche tutto il resto è personale): l’ultimo racconto, “Cane da petrolio”, che da il titolo alla raccolta è me-ra-vi-glio-so.

L’AUTOBIOGRAFIA DI MISS JANE PITTMAN, ERNEST J. GAINES, MATTIOLI 1885, € 18,00

Questo è un libro che è iniziato come un romanzo molto bello, e si è rapidamente trasformato in un romanzo pazzesco. Potrei citare un sacco di parti, ma c’è talmente tanta roba che a costo di sembrare arrogante vi dico “venitelo a prendere”.

Non racconto mai i “plot”, e non vi dico di cosa parla, perché quello potete leggerlo ovunque (anche se non è detto che quello che troverete corrisponda a quello che in realtà è).

Vi dico però perché mi è piaciuto, ed è qualche cosa che con la storia forse ha poco a che vedere. Mi è piaciuto il tono, la lucidità di una testimonianza drammatica ma anche molto sincera. C’è la Storia; c’è la poesia; ci sono lo scoramento, la rabbia, l’orgoglio, il dramma e le soddisfazioni. C’è una storia che non concede niente a nessuno, né ai bianchi né ai neri. E men che meno a chi semplicemente permette che le proprie emozioni siano trascinate da frasi ad effetto, da “visioni politiche” (o dal politically correct). C’è una storia vera perché è la storia di tanti, con buoni e cattivi che a volte paiono seminati a caso dal destino.

IL LIBRO DI ROSE, RONALD EVERETT CAPPS, MATTIOLI 1885, € 16,00

Ronald Capps riesce a raccontare in 150 pagine una storia che alterna poesia e violenza. Non quella che ci stiamo abituando a leggere negli ultimi anni (niente abusi su donne o bambini, niente soprusi razziali, niente vite travolte da una società che le rigetta).

“‘Poi Dio ha messo persone speciali su ciascuno dei continenti perché potessero mettere in pratica il suo piano. Dio aveva un piano per questo mondo e per l’ uomo. Tutti i fatti accaduti nel corso della storia sono la dimostrazione di come il suo piano si sia compiuto”.

Questo tipo di violenza, in una normale lezione di scuola elementare.

Però, come dicevo, c’è altro: ci sono le risate di Rose, le chitarre e le canzoni dei suoi nuovi amici, C’è un uomo che canta Blue Moon e che. .. “racconta solo delle storie così io poi vedo le cose con occhi diversi”.
(Un bilanciamento benedetto)

RUTHIE FEAR, MAXIM LOSKUTOFF, ED. BLACK COFFEE, € 18,00

Libro strano, a tratti fiabesco. La ragione per la quale mi è piaciuto penso sarà la stessa che provocherà uno shock a qualcuno.
Denuncia la gentrificazione dell’Ovest americano, lo sfruttamento, da parte di costruttori, turisti, cacciatori per hobby, di luoghi un tempo appartenenti ai nativi.
MA… ci sono dei “ma”: i personaggi coinvolti in quanto vittime riconoscono il processo, ne vedono i danni, ma fanno ben poco per combatterlo. Sono consapevoli di dover agire, ma anche coscienti di non poter arrestare il mondo futuro. Guardano come testimoni arrabbiati ma impotenti. Non ci sono azioni coraggiose, solo un chiudersi in sé stessi e nella comunità originaria, lasciando fuori con disprezzo il nuovo. Tocca alla natura, ogni tanto, ricordare chi ancora comanda (forse per poco).
E altro punto fondamentale è la dicotomia tra il rispetto per gli esseri viventi e l’istinto della caccia.
Chi si sente più vicino agli animali che agli uomini caccia, come fanno i predatori.
Chi odia i cacciatori “della domenica” non ha la capacità né i mezzi per opporsi, e caccia con loro.
Tutti hanno tanti principi, ma poca forza per metterli in pratica.
Perché siamo in fondo così, e questi sono personaggi molto veri, con tutto il loro orgoglio e la loro dignità, ma anche. purtroppo, una forte visione del reale.

SCIMMIE, SUSAN MINOT, ED. PLAYGROUND, € 15,00

Lessi “Scimmie” in lingua originale anni fa. Avevo un’altra età. L’ho riletto in questi giorni, ad un’età molto diversa. L’ho vissuto in altro modo, ho apprezzato differenti sfumature, e l’ho amato come la prima volta. La scrittura. Non si può prescindere dalla scrittura di Minot, dalla freschezza della parola anche quando sottintende qualcosa di “fosco” e di non detto. I capitoli sono tessere di un romanzo e nello stesso tempo episodi a sé stanti, e ci si rende conto che le narrazioni sono due: quella raccontata e quella non detta fatta di sfumature, sguardi, silenzi, nervosismi, e di tutti gli stacchi tra un capito e l’altro.
Ancora ho amato la naturalezza, anche nei momenti imbarazzanti di vita in comune, degli scambi tra fratelli e sorelle (le scimmie, appunto, come li chiamava la madre). C’è una sensazione di familiarità negli scherzi, nelle parole e nei silenzi, che tutti – chi ha avuto un’infanzia e un’adolescenza serena e chi ha avuto qualche turbamento – possono sentire riaffiorare tra i propri ricordi. E probabilmente alcuni di questi ricordi riaffiorano proprio leggendo Minot.

IL DONO DI HUMBOLDT, SAUL BELLOW, MONDADORI, € 15,00

Libri che si leggono una seconda volta. Le seconde volte non riguardano mai le storie; i libri si riprendono per ritrovare una scrittura, un’atmosfera.
“Il dono di Humboldt” è una continua folgorazione di concetti e considerazioni che cadono proprio come fanno i fulmini, qui e là, tra le righe di una narrazione.
– L’eccesso di auto-descrizione e indulgenza della voce narrante fa risuonare un allarme nel lettore, ma questo stesso allarme è sia evidente che ovattato nella nostra coscienza: pensiamo, ma non siamo sicuri di trarre le conclusioni corrette e nasce il sospetto che le conclusioni corrette potrebbero non esistere.
– La sensualità dell’amante, la sua imperfetta fisicità e la sua natura calcolatrice diventano un simbolo – procedendo nella lettura -, un arcano, qualcosa di diverso dalla figura della donna.
– L’ infinita lotta tra arte e potere – all’interno della mentalità americana – è una lotta che può annichilire l’artista, oppure farlo scivolare in una specie di amplesso, punto di partenza per il lavoro su sé stesso o “attorno” a sé stesso.
– Una società che crede di avere nobili ideali e nobilissimi doveri, e che invece è chiaramente infantile e naive.

C’è quasi troppo in questo romanzo, e c’è la bellezza di lavorarci in modo diverso dal solito. Ad una scrittura che come stile porterebbe ad una lettura sciolta, quasi veloce, il lettore ad un certo punto (CONCORDO, NON SUBITO), capisce di dover opporre qualche misura per rallentare. Più si prosegue più viene voglia di fermarsi ogni tanto: non per la difficoltà, ma per il gusto di assaporare piano qualcosa che forse fatichiamo a riconoscere subito ma che la mente ci dice essere degno di una meditazione maggiore.
La lettera con la quale il defunto Humboldt spiega all’amico il dono, e il dono stesso, sono un capolavoro assoluto, da assaporare proprio come un bicchiere di vino pregiato che non si beve tutto d’un fiato.

MERIDIAN, ALICE WALKER, SUR, € 18,00

A parte Il colore viola (che tutti conoscono anche se magari il libro non lo hanno letto), di Alice Walker c’è parecchio altro.
Sapete quanto mi è piaciuto La terza vita di Grange Copeland, che infatti è esposto nella vetrina de “I libri secondo me” (per chi non lo sa una delle mie vetrine espone libri vecchi o nuovi, non mi importa, che secondo me vanno letti).
Questo è un altro romanzo in cui l’impegno di Walker è molto presente ma con grande obiettività. La storia, senza spoilerare, è quella di una ragazza afroamericana che percepisce con una intensità forse eccessiva ciò che è giusto e ciò che non lo è; eccessiva perché questo suo sentire può solo metterla in difficoltà con tutti: con i bianchi e con gli afroamericani. Perché Meridian lotta per rivendicare ciò che ai neri è dovuto, ma è anche testimone delle violenze e dei modi di pensare deviati dei neri, incluse alcune sottili forme di “razzismo interno”.
Il lettore può anche trovare una parziale motivazione in certe azioni ma, appunto, parziale. E la storia mi riporta a La terza vita di Grange Copeland, dove Walker sottolinea che nonostante gli abusi subiti un uomo deve comunque cercare uno spazio interiore in cui potersi definire Uomo.
Meridian è sì un romanzo violento, ma la scrittura lucida è la personalità dei protagonisti permette comunque di leggerlo “continuando a respirare”.

Vorrei, da ultimo, fare un esempio di come le parole, a seconda di come sono presentate, possono generare pensieri opposti:

Dalla quarta di copertina: “La domanda era: è possibile essere colpevole di un colore?”

La frase del romanzo: “Per il fatto di essere bianca Lynne era colpevole di bianchezza. In quella direzione, Truman (nero,ndr) non fu in grado di semplificare ulteriormente il ragionamento. Allora la domanda era: è possibile essere colpevoli di un colore?…”

LA TERZA VITA DI GRANGE COPELAND, ALICE WALKER, SUR, € 18,00

La storia di una famiglia di neri attraverso tre generazioni. L’abbruttimento degli uomini che porta a violenze famigliari “giustificate” dal fatto di essere considerati “cose” dai bianchi. Ma anche la denuncia, non troppo velata, che nonostante tutto il male che sicuramente è derivato dal suprematismo bianco, c’è sempre una fiammella dentro ad ognuno di noi che ci rende esseri umani. Eppure non per tutti è così. Mentre Grange, dopo aver commesso tutti i crimini possibili, si pone domande su questa fiammella, suo figlio è perduto. Un libro di denuncia dei rapporti bianchi/neri, un libro di denuncia delle violenze famigliari le cui vittime sono bambini e donne. Le donne sono estremamente importanti in questa storia. Non sono solo vittime, ma sono anche la volontà di reagire – ognuna a modo proprio – alla forza, al destino. E sono donne che utilizzano tutto quanto hanno a disposizione per farlo. Dai fucili al sesso. L’unica cosa che non riescono mai a mettere da parte è quella pietas che le distingue dagli uomini. QUESTO E’ UN LIBRO DAVVERO DA NON PERDERE)

HEARTLAND, SARA SMARSH, BLACK COFFEE ed. ,€ 18,00

“Vivevamo ogni giorno difficoltà che facevano sorgere una domanda scomoda sull’America, e che non molti erano pronti ad affrontare: se una persona poteva ogni giorno andare al lavoro ma non essere comunque in grado di pagare le bollette, e se il razzismo non c’entrava, allora c’era sotto un problema meno esplicito. Ma quale?”.

Un libro che lascia perplessi anche su quelle realtà delle quali pensiamo di sapere qualche cosa. Realtà vissute e raccontate dall’interno, con il tono estremamente lucido del dato di fatto e non della rivendicazione. Un libro che ancora una volta suggerisce come l’America di Steinbeck e di Faulkner non sia in realtà cambiata. O, peggio, abbia fatto passi avanti e poi si sia impegnata a cancellarli negli ultimi quarant’anni. E suggerisce molto altro. DA LEGGERE.

IL GIORNO DEI GIORNI, JOHN SMOLENS, MATTIOLI 1885, € 18,00

Libro che mi è piaciuto ASSAI. Il romanzo prende spunto da un episodio reale (il primo atto di terrorismo interno negli Stati Uniti. In parole povere un americano contro altri americani). Sono i ricordi di Bea, ormai molto anziana ma allora una ragazzina, a raccontarci cosa accadde. MA NON E? PER NULLA il racconto di un dramma, se così si può dire, perché la voce narrante usa il ricordo per raccontare la storia attraverso le percezioni di una quattordicenne. E le considerazioni che ne scaturiscono sono sorprendenti, almeno in un periodo come il nostro in cui ci sentiamo obbligati a dispensare giudizi e verità. E, parallelamente a questa storia, e sullo stesso piano come importanza, una PROFONDISSIMA AMICIZIA.

Dominicana (Angie Cruz, Solferino ed.)

“Quando un’ape ti punge, poi le scoppia il cuore. Lo sapevi Lenny? […] Non è vero, interviene Teresa. Succede solo quando l’ape cerca di scappare, le si stacca il sedere e muore. Ma lo sanno che poi muoiono? chiedo io. Ay, Ana, ma non l’hai ancora capito? Tutte le femmine devono fare sacrifici per il bene della colonia. Pungono per proteggere fratelli e sorelle. E sono pronte a tutto per difendere la regina. Ogni colonia ha bisogno di una regina. Per quello le danno da mangiare tutta quella gelatina, così diventa grande e grassa e depone tutte le uova che deve.

Questo è un romanzo di formazione tutto al femminile. Ana, quindici anni, parte dalla Repubblica Dominicana per diventare donna a New York. Non è una scelta. O almeno non è una scelta sua. Ma sua è la responsabilità di offrire una vita migliore alla sua famiglia: un padre reso quasi inesistente dalle delusioni regalate dalla vita, una madre che apparentemente è una leonessa – o l’ape regina – e che si batte con le unghie e con i denti per assicurare un futuro ai figli e a sé stessa. Costi quel che costi.

La famiglia gioca un ruolo fondamentale, è il motore di quasi tutte le scelte di vita di Ana. Lei vuole fortemente dare una possibilità ai fratelli e alla sorella, e questo la porterà ad ingoiare delusioni e dolori (ma anche a far crescere in sé una consapevolezza diversa dei propri desideri). E’ una famiglia presente soprattutto quando è assente. Ogni giorno quando Ana si troverà di fronte a scelte e decisioni, lo farà sulla base di cosa direbbe la madre e di come queste scelte potrebbero influire sulla vita dei fratelli.

Ana è una figlia che pur nello sconforto capisce perfettamente quale sia il suo ruolo e il suo compito su questa terra. E non vuole sottrarsi. Scopre che desideri e ambizioni non vanno sempre d’accordo con doveri e responsabilità, ma, poco alla volta, scopre anche che una volontà forte potrebbe forse portarla dove vuole arrivare.

Dominicana è ambientato negli anni ’60, e sullo sfondo ci sono la morte di Kennedy, quella di Malcom X, la Baia dei Porci, il periodo post Trujillo e l’appoggio americano alle rivolte dominicane. Ma quasi tutto questo resta, appunto, sullo sfondo, mentre ha spazio dominante la lotta politica nel paese d’origine che, inizialmente come “sentore” e poi come sostanza reale, incide sugli avvenimenti di questa famiglia. E interessante è anche la rappresentazione della guerra tra poveri, dove non ci sono solo attriti tra bianchi e neri, ma neri che odiano i dominicani, dominicani che odiano i portoricani, e portoricani che odiano i neri. Come d’altronde è sempre stato nella storia.

Bella lettura, interessante visione degli accadimenti – sia della Storia che della vita quotidiana – da un punto di vista a latere rispetto a quelli che siamo abituati a considerare. E non guasta nemmeno che rimanga, pur con le sue parti dure, una lettura sostanzialmente gradevole, di quelle che portano a considerazioni e giudizi mostrando però anche i lati piacevoli delle vite.

Qualche consiglio vecchio e nuovo e 66th and 2nd editore

Quando Mel, a diciassette anni, si convince di essere un uovo, gli psichiatri non scommetterebbero un centesimo sul suo futuro. Decretano ‘psicosi maniaco-depressiva’ e prescrivono montagne di farmaci. Eppure Mel riesce a sposare Elvira, vulcano di vitalità e progetti, a diventare un insegnante geniale e amatissimo, a crescere due figlie con personalità spiccate, a coltivare fiori magnifici nel suo giardino. Consuma scarpe passeggiando all’infinito, organizza gare sui trampoli al chiaro di luna, accoglie con un sonoro buongiorno gli studenti davanti a scuola il mattino. Mel sente forte il richiamo della vita e della scoperta, ma la depressione lo insidia con la sua rete vischiosa di silenzio; alla fine riesce a catturarlo e a fargli credere di aver sbagliato tutto. La figlia Miriam, narrando la sua storia come avrebbe potuto raccontarla lui, con la comicità stralunata di un uomo dolcissimo e smarrito, ci dimostra che non è così.

Ndl: Miriam Toews a scatola chiusa!!!

Miriam Toews, Swing Low, Marcos y Marcos, € 18,00

Una cittadina del Mid-West raccontata attraverso le storie di alcuni suoi abitanti. Le loro doppie vite, normalissime e nevroticissime, sono diventate un modello descrittivo degli Stati Uniti che ha avuto infinite applicazioni nella letteratura e nel cinema.
Faulkner ha detto: «Sherwood Anderson è stato il padre di tutti i miei libri», ma la stessa cosa avrebbero potuto dirla molti altri, perché lo scrittore dell’Ohio con i suoi romanzi degli anni Dieci e Venti, e soprattutto con questo libro (1919), ha «inventato» la letteratura nordamericana contemporanea.

Sherwood Anderson, “Winesburg, Ohio”, Einaudi, € 20,00

Sottotitolo: “I racconti della grazia, dell’agonismo e del corpo”, e dice già tutto da solo.

Francis Scott Fitzgerald è sempre stato un appassionato di sport. Qui ci sono racconti, una poesia, e la scrittura unica di questo autore. Alcuni racconti erano già stati pubblicati, ma ci dono degli inediti imperdibili.

Francis Scott Fitzgerald, “Fuori dai giochi”, 66th and 2nd, € 20,00

Ecco: Negroland è un libro un po’ spiazzante, molto interessante per chi voglia conoscere un po’ di storia, ma che trattando dell’élite nera tra segregazione e inter-razzismo potrebbe far storcere il naso a più di una persona tra quelle che vedono o tutto bianco o tutto nero, e si rifiutano di considerare le sfumature dei grigi. E’ un memoir (non autobiografia quindi, ma racconto di verità storiche elaborate secondo la soggettività e l’emotività di che scrive); l’autrice è una nera, quindi parla della sua gente e anche questo potrebbe in alcune pagine essere motivo di disturbo, Detto questo si legge anche per conoscere prospettive nuove, giusto?

Margo Jefferson, “Negroland”, 66th and 2nd, € 16,00

Il ring invisibile è quello nella testa di Cassius Clay. Prima che “ripudiasse” il suo Paese e la sua religione, prima che diventasse Muhammad Alì. Questo è un romanzo, un matrimonio tra finzione e fatti realmente accaduti, non una biografia. E vi troviamo un Cassius Clay tra i quattordici e i vent’anni, estremamente fragile, ma di una fragilità che genera una rabbia grande e che porta Clay a forgiare quelle frasi deliranti che tutti ci ricordiamo o abbiamo sentito. L’autore, lo confesso, non è americano. Ma Cassius Clay è stato un simbolo così importante e ingombrante di una parte di America, che ho deciso di tenerlo comunque a scaffale.

Alban Lefranc, “Il ring invisibile”, 66th and 2nd € 15,00.

Joyce Carol Oates non ha mai fatto mistero di amare la boxe. Un amore ereditato dal padre, con il quale seguiva gli incontri. In questa raccolta di saggi, alcuni dei quali pubblicati in Italia per la prima volta, fortune e sfortune dei campioni, risvolti di costume e della società. Ed sarebbe anche interessante vedere il suo Muhammad Alì e il suo Joe Louis in rapporto al Cassius Clay e al Joe Louis de “Il ring invisibile”.

Joyce Carol Oates, “Sulla boxe”, 66th and 2nd, € 17.00

Lionel Shriver è nata in America ma ha vissuto anche in posti diversi, e questi racconti ci portano in America, In Gran Bretagna, in Kenya. Con uno stesso filo conduttore: l’importanza del possesso di beni. Il desiderio di possesso o l’accumulo compulsivo che ci spingono a perdere di vista il senso delle cose. A volte irriverente, a volte ironico, sempre delizioso.

Lionel Shriver, “Proprietà”, 66th and 2nd, € 18,00

America contemporanea. Un ragazzo con un patrigno premuroso, che oltretutto ha salvato la madre dall’alcolismo, gli ha dato una sorella e una famiglia che lo ama. Ma siccome tutti abbiamo lati più bui, e qualcuno li ha molto bui, il ragazzo deve cercare di capire come conciliare il suo affetto per quest’uomo e la consapevolezza di far parte di una famiglia con rami legati al suprematismo bianco. Succederanno cose, perché questo è un thriller, in un’America divisa tra estremismi.

Alexi Zentner, “Il colore dell’odio”, 66th and 2nd, € 18,00.